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ACTA risponde a Paolo Attivissimo

27 Ottobre 2010 Acta informa

Della serie quando l’antibufalista non l’azzecca. Capita, nulla di male, cerchiamo di fare chiarezza.

Come sanno i lettori di questo sito, gli associati e gli iscritti ad ACTA stiamo conducendo una battaglia piuttosto serrata sul tema delle pensioni ed è giusto replicare alle inesattezze di chi gode anche di buona stima in Rete. La necessità nasce da questa operazione di Paolo Attivissimo che presume di smarscherare una bufala relativa alle dichiarazioni di Mastrapasqua, di cui siamo stati tra i primi a dare notizia, con tanto di comunicato stampa.

Vogliamo replicare come fa di solito nei suoi post l’autore di questa analisi, punto per punto. Scrive Attivissimo:

Viene da chiedersi come mai non sia stata resa pubblica l’eventuale registrazione di quello che è stato detto effettivamente al convegno, in modo da sciogliere ogni dubbio. Sarebbe davvero ridicolo se un convegno di questo livello non venisse registrato in qualche modo.

Certo. Si ascolti la registrazione sul sito di Radio Radicale (una fonte piuttosto banale, conosciuta da tutti i giornalisti specializzati su questi temi…), qui, circa a metà dell’intervento di Antonio Mastrapasqua. Poi aggiunge:

[..] a giudicare dalla cronologia, la fonte originale dell’appello sembra essere un post su Conti In Tasca

Falso, siamo stati noi. Eleonora Bianchini non lo ha scritto (perché?). Il nostro comunicato è del 6 ottobre, il suo articolo dell’11, con tanto di intervista ad Anna Soru, presidente ACTA. Bastava fare due più due sulle persone citate dalla Bianchini e cercare nella nostra Area stampa.

Nel frattempo l’INPS ha replicato a Tempi.it, spiegando che la presunta prova del complotto (l’INPS non fornisce ai precari la simulazione della loro pensione, quindi la pensione per i precari non c’è) è una bufala: “la non-proiezione riguarda tutti i lavoratori: non è una prerogativa riservata agli iscritti alla gestione separata. Non è possibile nemmeno per i lavoratori dipendenti”.

Vero, e anche questo lo abbiamo scritto noi. Qui. Nessuno ha mai detto il contrario: non si nega che ci sarà una pensione. Si nega che sia dignitosa.

Stando a quanto mi ha riferito una fonte tecnica interna all’INPS, non è affatto vero che “i precari saranno senza pensione”: i soldi ci sono e la pensione ci sarà , ma sarà da fame per quasi tutti a causa della bassa aliquota dei versamenti, nettamente inferiore a quella di un lavoratore dipendente a tempo indeterminato. Chi versa poco ottiene poco.

Quasi esatto. Non è detto che i soldi ci siano, visto che l’erogazione non avviene ora. Ora noi stiamo pagando quella dei nostri padri. Ma chi pagherà le nostre non è del tutto chiaro in termini previsionali. E’ esatta, invece, la questione delle pensioni da fame, ovvero il calcolo formale. Lo diciamo da anni.

Inoltre – e qui Attivissimo non l’azzecca proprio – non è affatto vero che la nostra aliquota sia bassa: paghiamo il 26,72% del reddito percepito. Quanto pagano artigiani o giornalisti, commercialisti o dottori? Il fatto di ottenere poco è stato deciso da chi ha ben curato di garantirsi pensioni retributive, sanando il passivo del bilancio INPS a scapito di coloro che, invece, ne sarebbero stati esclusi, ovvero i lavoratori delle generazioni successive. Le pensioni attese saranno basse per tutti coloro che ricadono nel contributivo perchè:

  • i coefficienti di conversione del montante contributivo sono bassi e inferiori a rendimenti ottenibili sul mercato, tanto da essere totalmente disincentivanti a livello individuale, con forte rischio di fuga dalla Gestione Separata (meglio, se possibile, lavorare in nero o all’estero, magari in un Paese vicino tipo la Svizzera, no?); 
  • la rivalutazione della pensione è collegata all’andamento del PIL, che già prima della crisi non aveva performance esaltanti, ma che è addirittura diminuito in questi anni.

Chi non è dipendente risulta più esposto a causa della mancanza di contributi nei periodi di discontinuità lavorativa, un fattore che non dovrebbe gravare su tali lavoratori, ma che in un Welfare moderno richiederebbe misure universalistiche, come chiediamo nel nostro Manifesto, che assicurino oltre che indennità lavorative anche la copertura pensionistica nei periodi di malattia, infortunio, maternità o disoccupazione. 

Su tutti questi temi ACTA fa informazione puntuale da anni e non sono certo problematiche che si risolvono in poche battute. Continua Attivissimo:

L’impossibilità  di fornire la simulazione della pensione non serve “per evitare la rivolta”, ma è dovuta al caotico cambiamento del software dell’INPS. Fino a pochi anni fa, quasi tutto il software dell’INPS era creato dalla DCIT (Direzione Centrale IT) di Roma e tutto funzionava bene in AS400. Se un programma non era soddisfacente, si telefonava al programmatore (che era un dipendente INPS), che provvedeva al più presto. Questo permetteva il calcolo di valori di pensione indipendentemente dai contribuiti versati e dall’età: una mera proiezione, con le settimane accreditate fino a quel momento, disponibile sia per i lavoratori dipendenti normali, sia per i precari. Poi a qualcuno è venuta l’idea di violare la regola del “se non è rotto, non aggiustarlo” e di migrare tutto al Web facendolo fare ai privati. Oggi ci sono oltre 150 aziende appaltatrici e 1500 esterni, con costi astronomici e malfunzionamenti a pioggia, che includono il programma di previsione delle pensioni: ora se non si hanno almeno 60 anni neppure si mette in moto. “La simulazione non viene fatta per il semplice fatto che se non sei ad un anno dall’ette pensionabile il programma non fa calcoli”, mi spiega la mia fonte.

Che diavolo di scusa è? Qui la mente orientata al Web e all’informatica offusca i principi che vengono prima di queste questioni. La scusa accampata è ancora peggiore della sparata di Mastrapasqua: visto che il software non può fornire previsioni e nessuno è capace di governare i servizi in outsourcing, allora niente diritti al Cittadino! Mastrapasqua dovrebbe su queste affermazioni pensare ancora una volta di più a lasciare che altri sistemino queste inefficienze se non è capace in prima persona. E chiediamo al Governo di rispondere di queste irresponsabilità.

E’ evidente che Paolo Attivissimo non ha approfondito a dovere. Suggeriamo a lui e a chi è interessato a questi temi di leggere per esempio “Le pensioni degli iscritti alla Gestione Separata: quattro proposte per ACTA” (.PDF in download), uno studio che il CERM ha fatto per capire se il calcolo delle pensioni di chi è iscritto alla Gestione Separata ha ragione di essere strutturato in questo modo o effettivamente, come alcuni parlamentari stanno cercando di fare, senza successo, andrebbe rivisto il sistema complessivo che (come ripetuto correttamente da Attivissimo) genera una miseria. 

In sintesi, per riprendere la conclusione di Attivissimo…

Anche stavolta, insomma, non c’è un omertoso complotto, se non quello collettivo di diffondere paure affidandosi al passaparola emotivo invece di andare a cercare i fatti.

… in Rete non si è gridato al complotto, ma alla incapacità manifesta di fornire ai cittadini servizi che spettano a loro, alla volontà di chiarire come stiamo costruendo un futuro per chi andrà in quiescenza in Italia, soprattutto dopo l’introduzione del sistema contributivo. L’allarme c’è, eccome. I fatti li raccontiamo qui da anni e per questo chiediamo a tutti, e alle persone intelligenti come Paolo Attivissimo di unirsi a noi in questa azione di corretta informazione.

ACTA

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34 Commenti

  1. Enrico F.

    Reply

    Manca un ulteriore dettaglio se mi permettete. Attivissimo scrive che le aliquote dei versamenti INPS sono nettamente inferiori a quelle di un lavoratore dipendente a tempo indeterminato. Per capirci stiamo parlando di un 26,72% del fatturato di un freelance contro un 33% del lavoro dipendente, ma sono valori calcolati su basi differenti. Il primo costo è in quota interamente al lavoratore, il secondo solo in parte lo paga il dipendente, se non sbaglio.

    27 Ott 2010
  2. Paolo Attivissimo

    Reply

    Buongiorno,

    grazie dei chiarimenti. Non ho problemi ad ammettere la mia non specializzazione su questi temi: per questo chiedo la collaborazione degli esperti, che hanno appunto fatto emergere la registrazione (di cui – come ho scritto – mi pareva strano non ci fosse traccia).

    Mi chiedo come mai i colleghi giornalisti hanno riportato la frase di Mastrapasqua in forma errata, invece di andare ad ascoltarsi l’originale. La ricopio qui:

    “Noi ancora non forniamo la simulazione – siamo stati da qualcuno criticati – perché non riteniamo che tu possa improvvisamente dare a tutti i cittadini un’informazione se non prima c’è una confidenza, una cultura. Cioè, se io oggi riuscissi a dare – ed è impossibile – a un lavoratore a progetto al terzo anno la simulazione della pensione ci sarebbe forse un sommovimento sociale in Italia, ma non dovuto a una carenza del pubblico: dovuto a una non capacità delle persone di saper leggere il proprio futuro attraverso la previdenza.”

    Sulla questione delle aliquote che non avrei azzeccato, le mie fonti indicavano che l’aliquota per i “precari” all’inizio era del 10% e ora arriva al 18% della retribuzione, quindi ben al di sotto del 38% di un lavoratore dipendente a tempo indeterminato. Ma se ho sbagliato e le mie fonti si sbagliano, ditemelo.

    Cordiali saluti

    Paolo Attivissimo

    27 Ott 2010
  3. Giusi

    Reply

    A integrazione di quanto sopra, volevo dire che un po’ di anni fa era ancora possibile fare la simulazione. Avevo utilizzato il programmino, scoprendo che a fronte di un versamento di circa 30000 Euro di INPS (fatto da me nel corso degli anni), andando in pensione a 65 anni, avrei preso una pensione di circa 1000 euro all’anno. Facendo un rapido e approssimativo calcolo a braccio, con gli interessi e la rivalutazione, l’INPS ci guadagna comunque, a meno che io non viva più di 95 anni. Purtroppo il versamento INPS è obbligatorio, altrimenti mi sarebbe convenuto molto di più utilizzare quei soldi in altro modo. Anche tenendoli semplicemente in banca ci avrei guadagnato.
    Per finire, un confronto con gli USA, dove mi trovo ora: dopo solo 1 (un) anno di versamenti (aliquota 15%), a parità di posizione (traduttrice libera professionista) in caso di mio decesso, mio marito e mio figlio prenderebbero già una pensione. Non mi sembra che la stessa cosa accada dopo un anno di versamenti all’INPS in Italia.

    27 Ott 2010
  4. ACTA

    Reply

    Gentile Paolo, grazie di questa risposta. A proposito della questione aliquote:

    ———–
    “le mie fonti indicavano che l’aliquota per i “precari” all’inizio era del 10% e ora arriva al 18% della retribuzione, quindi ben al di sotto del 38% di un lavoratore dipendente a tempo indeterminato”
    ———–

    In realtà non esiste una categoria definita “precari” all’INPS. Ecco alcuni chiarimenti.

    – Per chi è iscritto alla Gestione Separata è del 26,00% (cfr. sito INPS > INFORMAZIONI > GESTIONE SEPARATA > ALIQUOTE > ALIQUOTA DI COMPUTO) in crescita negli anni a venire a cui si somma uno 0,72% come aliquota di finanziamento, totale 26,72% per il 2010;
    – Era del 10% quando è nata l’INPS Gestione Separata, 14 anni fa. La progressione è raccontata in un grafico nel nostro “Manifesto dei lavoratori autonomi”;
    – Per il lavoro dei pensionati (extra pensione) è del 17%;
    – L’Inps pagata dal lavoro dipendente è del 33% (il 24% circa in quota al lavoratore e calcolata sulla RAL, il 9% all’impresa).

    27 Ott 2010
  5. Adele Oliveri

    Reply

    @Paolo Attivissimo: L’aliquota per gli iscritti alla Gestione Separata dell’INPS è pari al 26,72%, quanto meno per chi come me lavora in regime di partita IVA e i contributi deve pagarli PER INTERO dal proprio fatturato. Per quanto riguarda invece i lavoratori dipendenti, la percentuale che vedo spesso citata è quella del 33% (vedi qui: http://archivio-radiocor.ilsole24ore.com/articolo-760582/pensioni-damiano-sacconi-aumento/) Stiamo parlando quindi di pochi punti percentuali di differenza. Le sue fonti sono evidentemente poco informate, ma sarebbe bastata una breve ricerca su Internet per verificare quelle cifre.

    In quanto alla dichiarazione verbatim di Mastrapasqua, così come emerge dalla registrazione, non mi pare che cambi di molto la sostanza delle cose: anzi, le dirò di più, mi pare che al danno si aggiunga la beffa, o meglio l’insulto, dal momento che mi si dice che non sarei capace di leggere il mio futuro attraverso la previdenza. Se le proiezioni mi dicono che mi toccano meno di 400 euro al mese di pensione, nel mio futuro posso leggere solo indigenza.

    27 Ott 2010
  6. flodi

    Reply

    @Paolo Attivissimo: i numeri citati dalle sue fonti sono completamente errate, a parte il 10% che però risale a più di dieci anni fa. Direi che forse non erano le fonti giuste, anche perché sono cifre che sa chiunque o facilmente reperibili su internet da chiunque.

    Su un argomento così delicato, su cui si gioca la vita di molte persone, sarebbe forse stato necessario un maggiore approfondimento. Certo che sul web si può dire tutto senza esserne responsabili.

    27 Ott 2010
  7. Elsa Bettella

    Reply

    Varrebbe anche la pena di ricordare ai “cacciatori di bufale” due cosette:
    – che a fronte di aliquote di versamento altissime (in termini assoluti perché pagate interamente dal lavoratore autonomo e relativamente ad altre categorie di lavoratori di cui nessuna ha visto in 14 anni le aliquote passare dal 10% al 26,72%)
    – non abbiamo né maturato (o stiamo maturando) una pensione dignitosa né goduto di alcun “benefit” (malattia, periodi di non lavoro, maternità (diritto parzialmente raggiunto solo in epoca recente); ovvero tutti quei diritti che i lavoratori dipendenti danno giustamente per acquisiti e stop.
    – noi, invece, lavoratori del “quinto stato”, come quelli del quarto stato dell’800 che hanno dovuto aspettare e combattere ancora anni prima che venissero estesi anche a loro “i diritti dell’uomo” sanciti dalla convenzione di Ginevra, siamo ancora qui a pensare, scrivere, informare, dialogare. Fino a quando?

    27 Ott 2010
  8. Mastro Don Gesualdo

    Reply

    Flodi, nickname anonimo, accusa Paolo Attivissimo, nome e cognome reale, foto nota e persona rintracciabilissima da chiunque, di “poter scrivere di tutto sul we senza esserne responsabili”.

    La vedo solo io la fallacia logica?

    27 Ott 2010
  9. vabbè

    Reply

    vabbè su ACTA, ci avete provato e v’hanno sgamato… è inutile che polemizzate

    parapara! parapara! parapara-pappa! figura di m….

    27 Ott 2010
  10. Elsa Bettella

    Reply

    Tullio de Mauro sostiene che, in Italia, tra analfabetismo puro e analfabetismo di ritorno la percentuale arriva al 75% della popolazione. Stentavo a crederlo ma ora me ne sono convinta: le persone che non sanno né leggere né scrivere e alimentano le scuole fisiche e virtuali di asineria sono davvero molte. Che dispiacere!

    27 Ott 2010
  11. Adele Oliveri

    Reply

    Caro/a vabbè, facile fare gli spiritosi nascosti dietro l’anonimato. Comportamento più maturo vorrebbe che ci si firmasse con nome e cognome.
    Per il resto, se leggi *attentamente* (ammesso che ne sei capace) quanto scritto sul sito, nei post, eccetera, ti accorgerai che qui nessuno è stato sgamato e quanto detto finora è perfettamente corretto e coerente.
    Già, ma forse a te questo in fondo non interessa.

    27 Ott 2010
  12. Alessandro

    Reply

    La risposta di ACTA purtroppo ha fatto un buco nell’acqua e i commenti dei lettori (sia su Wired, ma ancora di più sul blog di Attivissimo) dimostrano che ancora una volta il messaggio “parasubordinati e autonomi le provano tutte per pagare di meno e fregare il sistema” è passato senza alcuna difficoltà.
    Basta vedere come sono stato messo all’angolo dagli altri lettori quando ho provato a chiedere un po’ più di “tatto” e meno superficialità nel trattare una questione del genere, oppure la risposta sprezzante che è stata data a Elsa (una sorta di “se non sai fare i conti, peggio per te…”).
    Per altro ho contato solo 4 o 5 persone in tutto che hanno investito 2 minuti del loro tempo per rispondere con un commento all’irriverente articolo di Attivissimo (uno dei blogger più letti in Italia)… evidentemente gli altri avevano troppo da fare…

    27 Ott 2010
  13. Dario Banfi

    Reply

    Alessandro ho letto anch’io i molti commenti e non è stato un bello spettacolo. Purtroppo il tema di fondo non è una questione linguistica o logica. Se volessimo attenerci alla mera retorica, la dichiarazione “i precari non avranno una pensione” è certamente falsa oggi (non si sa domani, alcuni studiosi dicono che il sistema collasserà). Vogliamo chiamarla bufala, chiamiamola bufala, ma non è questo il punto. E così come non è il punto che le argomentazioni di Attivissimo a quanto pare fossero inesatte. Allo stesso modo se volessimo discutere nel dettaglio le dichiarazioni esatte di Mastrapasqua, troveremmo ulteriori spigoli ermeneutici. La cosa certa è che il presidente INPS ha dichiarato che gli italiani non saprebbero leggere i dati INPS e se venissero pubblicati (le mie fonti divergono da quelle di Attivissimo e dicono che il motivo per cui non li pubblicano è perché alcune Casse sono pronte a dare questi dati, altre no e non si vogliono tenere binari separati per differenti tipologie di italiani…) ci sarebbe un sommovimento sociale. Non tanto perché non ci sono i soldi, ma per altre ragioni. Prima l’incapacità di capire perché i soldi sono così pochi. Onestamente non mi interessano le giustificazioni. In altri Paesi lo fanno, qui no. ACTA ha per anni commentato proposte di legge, fornito consigli diretti al legislatore, prodotto analisi sul lavoro autonomo, ha interloquito con Ichino, Cazzola, e numerosi esperti, oltre ad avere tra i propri soci e fondatori alcuni dei maggiori esperti su temi come quelli trattati di sorvolo da Attivissimo. E ci facciamo dire in faccia da Mastrapasqua che non saremmo in grado di capire i dati INPS? Questo è il punto. Non sfugge dalle parole esatte pronunciate che il riferimento “qualcuno ci ha criticato” sia ad ACTA. Abbiamo sollevato noi la questione busta arancione. Al di là delle bufale di dettaglio, la sostanza vera, politica, è che il sistema va tenuto a tacere per qualcuno. E noi, è cosa certa, continueremo a parlare.

    27 Ott 2010
  14. Alessandro

    Reply

    A conferma di quanto detto prima:

    Mio intervento sul blog di Attivissimo:
    “[…]Esistono davvero moltissime persone (parlo di decine di migliaia, non poche centinaia) che non hanno la più pallida idea di cosa li aspetta in futuro[…] cerca di trattare la questione con il tatto e il rispetto dovuto a tutte queste persone.”

    La risposta di Paolo Attivissimo:
    “Perché dovrei avere tatto e rispetto per la loro ignoranza? Non vivono in un paese dove è vietato informarsi. E non ci vuole una mente da Einstein per capire che se versi poco otterrai poco.”

    Io a questo punto, oltre a qualche imprecazione, non ho altro da dire…

    28 Ott 2010
  15. Walter Loggetti

    Reply

    @Alessandro

    Posso capire la risposta di Paolo da un punto di vista, l’ignoranza è una colpa, ad oggi non si può più dire, poverino non sa leggere, gli strumenti ce li abbiamo. Ci siamo lentamente de-responsabilizzati, abbiamo delegato la nostra capacità di informarsi ad altri, vuoi perché qualcuno non ha matematicamente tempo di informarsi, vuoi perché per essere informati occorrerebbe anche un sistema “semplice”.
    Mentre, guardacaso, il sistema è assurdamente complicato, offre diecimila scappatoie a chi è informato (cioè chi lo fa di lavoro), mentre se non le conosci ci sbatti i denti.

    Quindi è verissimo l’ignoranza oggi è una colpa.
    E’ verissimo che qualcuno vuole tenerci nell’ignoranza.
    Abbiamo i mezzi per informarci, informiamoci.

    Ci sono persone che si stanno a litigare sul Grande Fratello e che del loro futuro non si interessano…
    Queste non sono perdonabili…

    Non possono dire io non ci capisco niente sono ignorante…
    Perché vogliono stare nell’ignoranza. Perche’ viviamo in una società che apparentemente premia gli ignoranti, i divi da quattro soldi, gli zoticoni del tubo catodico, e la gente si identifica in loro.

    Ma, per ora, nessuno ci punta la pistola contro.

    28 Ott 2010
  16. Elsa Bettella

    Reply

    Grazie, Alessandro, per avere tentato di riportare la discussione su piani più civili, su temi concreti, e per avermi difesa. Io sono davvero sotto shock per questa esperienza in cui si è mescolata superficialità, insensibilità, aggressività, arroganza. Veramente la mia impressione è che si scatenino, in queste discussioni, gerarchie di beccata: chi becca di più è più forte e vince, poco importa se il contributo sia stato di aiuto a qualcuno. Io mi ero decisa a parlare del mio caso per fornire un contributo reale, e non solo divagazione sui termini, a favore delle giovani p.iva. Forse, perché vengo da una generazione con ideali di solidarietà, ascolto e, forse, amore per il prossimo…cose che mi sono resa conto sono davvero risibili oggi. Ho percepito un profondo individualismo, quasi un ossimoro nello scambio veloce e planetario reso possibile dalla tecnologia, e la mancanza di voglia di fermarsi a pensare. Un’altra impressione è che Acta sia veramente un’associazione seria e, proprio per questo, dovrà stare attenta a non cadere più in queste trappole.

    28 Ott 2010
  17. Federico

    Reply

    Mi è capitato di leggere ed apprezzare i post di Paolo Attissimo che scrive sul suo blog – Il Disinformatico.
    Questa volta il tema trattato non mi sembra centri molto con tutto il resto e lo dice anche lui nella risposta che da qui sopra. Anche la sottile ironia del titolo e il tenore di alcuni della valanga di commenti al post sono alquanto fastidiosi. Andare a fare le pulci sull’interpretazione della frase del presidente dell’INPS (che ci ha fatto arrabbiare non poco) è un esercizio inutile… il senso è chiaro, Mastrapasqua ci crede tutti dei beoti, che non sanno fare i conti di quanto percepiranno al momento di andare in pensione, e quindi da continuare a mungere.

    28 Ott 2010
  18. Andrea Spila

    Reply

    Giovani grafici, web designer, informatici, traduttori e consulenti di nuove professioni indispensabili alla moderna economia basata sulla conoscenza lavorano come freelance o in microimprese da loro create. Lavorano spesso più di 10 ore al giorno e, a causa della pressione fiscale e prevedenziale, portano a casa meno del 50% dei loro ricavi. Tutti ricavi fatturati perché questi consulenti lavorano per aziende e per la Pubblica Amministrazione.
    In pratica questo significa che spesso portano a casa stipendi intorno ai 1000 euro al mese. Più o meno quello che guadagna un lavoratore dipendente all’inizio della carriera. C’è però una piccola ma significativa differenza: tutti e due pagano circa il 30% di contributi previdenziali, ma il giovane freelance non si può ammalare, non può fare figli, ha difficoltà a trovare mutui e prestiti.
    La verità è che lavoratori autonomi e dipendenti subiscono entrambi in Italia una pressione contributiva eccessiva che non gli permette di sostenere i costi attuali della vita. Provate non dico a mettere su famiglia, ma a sopravvivere con mille euro al mese.

    E allora di fronte a questi dati della realtà le affermazioni di Mastrapasqua sono davvero una bufala?
    Quando i lavoratori (autonomi e dipendenti) saranno uniti e reclameranno i loro diritti ci sarà finalmente (ce lo auguriamo) il sommovimento sociale di cui parla Mastrapasqua.
    Speriamo solo che ci saranno politici in grado di recepire questa rivolta e di ridare finalmente al lavoro la dignità che merita.

    28 Ott 2010
  19. Simone Casadei

    Reply

    A me che Attivissimo abbia preso un granchio, pare evidente. E’ intervenuto – stranamente – su un argomento del quale “mastica” poco. Non merita certo la fucilazione, per questo. Ma ipotizzare che la “bufala” sia stata diffusa da ACTA mi pare un inutile arrampicarsi sugli specchi.
    A margine della vicenda INPS/Autonomi, segnalo questo intervento di Marco Faraci per Libertiamo.

    28 Ott 2010
  20. Alessandro

    Reply

    Caro Simone Casadei,

    io posso dire di essere stato un fan di Paolo Attivissimo fino a ieri.
    Ha sempre fatto dell’analisi approfondita delle fonti e dell’indagine giornalistica minuziosa un suo punto di forza, non mancando mai di punzecchiare con battute sarcastiche i colleghi giornalisti della stampa generalista, spesso troppo approssimativi e superficiali.
    Quindi leggere un suo articolo tanto sconclusionato e mal documentato su un argomento così delicato come il rapporto tra lavoratori parasubordinati e INPS mi ha davvero colpito.

    Inoltre, se un errore “professionale” può capitare a tutti e può essere perdonato, non è invece perdonabile l’atteggiamento che ha avuto dopo l’intervento di ACTA e di alcuni di noi diretti interessati, arrivando addirittura a dare degli “ignoranti” a quei lavoratori che non sanno cavarsela da soli.

    28 Ott 2010
  21. Tamara Nigi

    Reply

    “Perché dovrei avere tatto e rispetto per la loro ignoranza? Non vivono in un paese dove è vietato informarsi. E non ci vuole una mente da Einstein per capire che se versi poco otterrai poco.”
    Questa è una battuta infelice, forse detta da Attivissimo solo perché incalzato da un commento. E infelice perché il rispetto è dovuto a prescindere, non essendo noi bancarottari fraudolenti, ma neanche offshorers di prima e di seconda generazione. In questo difficile momento di passaggio è facile trovare chi, interpretando estensivamente l’impeto promteico, si volta sdegnato verso i comuni mortali, rovesciando loro addosso dei sermoni. Poi si dimostra che per quanto impavidi ricercatori del vero, anche ai più svegli mancavano pezzetti di realtà.

    Ora, invece di lanciarsi in affermazioni che rasentano l’invettiva o che somigliano a una ricerca di scoop, sarrebe utile, non limitandosi a interpretare solo il “ruolo sociale” che ci si è ritagliati, assumere atteggiamenti più dialogici. Magari si scopre che a ogni angolo c’è un ignorante che sa un pezzo di verità che un altro ignorante non sa, e così via, di ignorante in ignorante. A ben vedere siamo in tanti a sapere qualcosa e a ignorare qualcos’altro. E se facessimo a illuminarci, invece di tirarci del fango?

    Io per esempio ignoro totalmente come funziona il sistema fiscale e previdenziale della Svizzera italiana…

    28 Ott 2010
  22. alex

    Reply

    mi permetto di intervenire qui riguardo il putiferio che si sta scatenando nel sito di Paolo.

    Il punto è che – da fans di Paolo – non posso che non essere daccordo con lui anche perché ho notato che alcuni utenti che sono venuti, senza invito, a scrivere nel sito di Paolo sono campioni del mondo in arrampicata sugli specchi.
    Paolo è un grande giornalista e a me basta questo, se conosce o meno l’argomento è totalmente irrilevante io mi fido della sua competenza.
    Quello che trovo triste è che molti vengano a trollare e a sporcare nel sito di Paolo così per hobby.

    noi siamo piuttosto allenati a trattare con chiunque e sarebbe anche il caso che vengano portati argomenti altrimenti, a parer mio, si può anche giustificare il turpiloquio.
    Quindi se avete qualcosa da dire che non siano favole della buonanotte venite pure altrimenti si vada a sporcare in altri luoghi.
    Abbiamo i disinfettanti per questo genere di trollismo.

    saluti

    28 Ott 2010
  23. Alessandro

    Reply

    Caro alex,

    premesso che seguo il blog di Paolo Attivissimo probabilmente da prima che iniziassi tu (con tanto di contributi economici di sostegno), ti informo che il suo blog è aperto al pubblico (fino a prova contraria), quindi non serve alcun invito per esprimervi un’opinione.

    Inoltre Paolo Attivissimo è un uomo adulto, oltre che un professionista esperto e dubito fortemente che abbia bisogno di “gorilla digitali” pronti a difenderlo a spada tratta anche quando ha torto marcio.

    “se conosce o meno l’argomento è totalmente irrilevante io mi fido della sua competenza”: in questa frase paradossale e priva di ogni logica è racchiusa tutta l’ottusità del tuo intervento.
    Qui c’è gente che lavora, che pensa con la propria testa e che cerca come possibile di migliorare la propria condizione e quella degli altri: per le sette pseudoreligiose guidate da messia infallibili puoi rivolgerti altrove.

    Comunque grazie per il prezioso contributo…

    28 Ott 2010
  24. alex

    Reply

    alessandro se vuoi puoi continuare – te e altri – a postare nel blog di Paolo ma ti avverto: in oltre 260 messaggi ancora non vi è chiaro che a stare nel torto marcio siete voi e non noi. Se insistete con questa musica potremmo anche pensare che siete dei troll e trattarvi come tali.
    vedete un po’ voi. Se conosci il sito di Paolo sai bene come trattiamo i troll.

    29 Ott 2010
  25. alex

    Reply

    ah giusto per la cronaca.

    non si tratta di minacce più o meno velate ma di consigli. Poi ognuno è libero di scrivere quanto vuole ci mancherebbe.

    e lo scrivo giusto per non essere frainteso.

    29 Ott 2010
  26. ACTA

    Reply

    Cortesemente, basta. Non siamo abituati da queste parti a “discutere” (= beccarci) in questo modo.

    29 Ott 2010
  27. alex

    Reply

    chiedo scusa.
    continueremo nell’altro tread

    un saluto a tutti

    29 Ott 2010
  28. Stefano

    Reply

    a me sinceramente pare invece che Attivissimo abbia fatto il suo dovere in modo corretto.
    Al di là di imprecisioni di aliquote non corrette, Attivissimo discute/confuta di una “bufala” ben precisa:

    http://contintasca.blogosfere.it/2010/10/inps-e-ufficiale-i-precari-saranno-senza-pensione-silenzio-dei-media-o-scatta-la-rivolta.html

    “La notizia è arrivata e conferma la peggiore delle ipotesi. Rimarrà sotto traccia per ovvi motivi, anche se in Rete possiamo farla circolare. Se siete precari sappiate che non riceverete la pensione.”
    ” Perché l’Inps debba nascondere questa verità è evidente: per evitare la rivolta.”

    l’articolo è stato poi “aggiornato”,ma l’eco che è circolato è stato *esclusivamente* quello che ho appena riportato: a differenza di quello che dite, in Rete *si è gridato al complotto*.

    Tanto di cappello al vostro operato nel diffondere in modo documentato come funziona il sistema contributivo e l’INPS,ma in questo caso quello che è uscito “fuori” (l’eco avuto in rete) è stato ben diverso (non differentemente dalle “classiche” bufale trattate da Attivissimo)

    Saluti

    2 Nov 2010
  29. Roberto Ibba

    Reply

    Le chiacchere stanno a zero.
    In un prossimo futuro,a prescindere da aliquote e calcoli vari,anche un cieco si renderebbe conto che avanti di questo passo le pensioni di oggi ha intorno ai 30anni saranno minori delle attuali minime.
    E l’analfabetismo non c’entra nulla.
    Sono solo scuse demagogiche di chi ha un futuro tranquillo verso chi si preoccupa per il proprio domani.
    E il tempo ahimè darà ragione(di cui ce ne faremo ben poco) alle tutti noi moderne “Cassandre”(perchè in soldoni è così che considerate chi smaschera le puttanate fin qui ammorbateci).

    13 Nov 2010
  30. Francesco

    Reply

    Ottima risposta…pero’…dai…ATTIVISSIMO…non si puo leggere attivisimo! E’ sacrosanto da parte vostra replicare ma forse inutile! Quello che scrive è assurdo in genere!

    9 Dic 2010
  31. seeds of change

    Reply

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    6 Lug 2013
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    Reply

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    10 Lug 2013

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ACTA risponde a Paolo Attivissimo

di ACTA tempo di lettura: 5 min
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